“Progetto Betlemme” a Sant’Agostino a Como: «Un Rifugio aperto all’accoglienza. Grazie ai volontari»

20 maggio 2022 – Il “Progetto Betlemme”, l’accoglienza notturna temporanea per i senza dimora diffusa in alcune comunità parrocchiali della città di Como e comuni limitrofi, si è consolidata e ha offerto nei mesi freddi invernali un letto caldo a 16 persone in 7 località.
Il “Progetto Betlemme” è stato lanciato dalla Caritas diocesana di Como e, in particolare, dal servizio Porta Aperta sin dal 2020, al fine di ampliare l’offerta dei dormitori e delle strutture già esistenti nel periodo dell’Emergenza Freddo.
L’accoglienza vede tuttora coinvolti oltre 170 volontari che, alternandosi tutti i giorni (alla sera e al mattino), permettono l’apertura e la chiusura dei locali organizzati per il riposo notturno.

Pubblichiamo di seguito la testimonianza dei volontari della Comunità Pastorale SS. Agostino e Antonino e S. Giuliano in Como

«Un Rifugio aperto all’accoglienza. Rimane il desiderio di poter fare di più»

“Se molta gente di poco conto, in molti luoghi di poco conto, facesse cose di poco conto,
la faccia della terra potrebbe cambiare”
(Raoul Follereau)

“Stuzzicati” dagli operatori di Porta Aperta della Caritas diocesana di Como, con un primo piccolo gruppo di parrocchiani abbiamo deciso di prendere in considerazione la proposta di aggiungerci alle parrocchie aderenti al “Progetto Betlemme”.

Il primo passo è stato l’individuazione di uno spazio idoneo, trovato a Sant’Agostino.
Alcuni generosi hanno provveduto a finanziare o a offrirsi in prima persona per le necessarie migliorie dei locali, reperendo arredi in buono stato e coinvolgendo enti o imprese del quartiere per un supporto concreto.
In poche settimane, con avvisi in chiesa e il passaparola abbiamo raccolto una trentina di volontari, giovani, adulti e ancora giovani… dentro.

P. e A., i primi due ospiti presentati da Caritas, sono arrivati a quello che abbiamo chiamato Rifugio Betlemme l’8 dicembre 2021, entrambi con alcune difficoltà di deambulazione, che stavano rendendo ancor più problematica la loro vita di persone senzatetto.

Venendo incontro ai loro bisogni particolari, dopo poco si è deciso di derogare dagli orari prestabiliti e concordati utili a garantire l’accoglienza notturna (scopo specifico del “Progetto Betlemme”), offrendo loro la possibilità di rimanere al Rifugio per tutta la giornata nei giorni festivi di chiusura dei centri diurni cittadini abitualmente frequentati, in caso di maltempo e, naturalmente, di malessere o malattia.
In tali occasioni i volontari hanno ampliato volentieri il loro servizio, oltre le abituali presenze mattutine e serali.

Quando a gennaio i responsabili del Progetto hanno trovato per P. una soluzione abitativa più “residenziale” e più adatta alle sue problematiche, si è subito data disponibilità all’accoglienza di un nuovo ospite: il 4 febbraio è arrivato R.
Per consentire a Caritas di trovare le soluzioni logistiche migliori possibili per i vari ospiti delle accoglienze cittadine invernali, si è deciso di prolungare l’apertura del Rifugio a tutto il mese di aprile.
Così abbiamo aiutato a trasferirsi presso le nuove strutture trovate R. il 19 aprile e A. il 20.
L’esperienza del Rifugio Betlemme è durata quindi 134 giorni.

Quasi tutti i volontari hanno svolto un turno di accoglienza alla settimana, per la maggior parte in un giorno fisso, e dedicandovi dai 30 ai 60 minuti di tempo, impiegato a ricevere gli ospiti alla sera e congedarli al mattino, a conversare con loro, a sapere come stavano, a comprendere e, se possibile, soddisfare i loro bisogni manifesti e intuire quelli nascosti, a verificare le necessità e i programmi per le giornate seguenti: insomma ad essere aperti all’ascolto e attenti alla persona.

È toccato soprattutto ai volontari del mattino di dedicarsi a pulire, riordinare e arieggiare i locali, completando quanto fatto dagli ospiti. Una volontaria si è sobbarcata da sola l’onere settimanale del bucato.

In aggiunta, alcuni volontari, anche secondo le loro competenze e… conoscenze, hanno fornito o fatto ottenere agli ospiti assistenza varia: paramedica, ausili per la deambulazione, consulenza informatica (scarico e stampa di documenti sanitari e vari). Il clima familiare creatosi ha incoraggiato anche il mutuo aiuto degli ospiti nei momenti di bisogno (sostegno alla deambulazione, medicazioni, servizio di “rider” dalla mensa cittadina…) e favorito un buono spirito di servizio reciproco.
Si è rivelato bello e molto utile l’aiuto di un medico amico disponibile a “visite domiciliari” nei momenti di maggiori difficoltà.

Tanti volontari hanno provveduto a rifornire gli ospiti di generi di prima necessità (vestiti, detergenti, libri, alimenti per la prima colazione…), hanno effettuato piccole riparazioni e hanno condiviso con gli ospiti dolci fatti in casa e, soprattutto nelle festività o in occasioni particolari, specialità culinarie della propria famiglia.

A Natale alcuni membri della comunità filippina, che frequenta la chiesa di Sant’Agostino e che si è coinvolta nell’intera avventura del Rifugio Betlemme, hanno allietato gli ospiti con un concerto di cori natalizi della loro tradizione.

Due note positive in particolare, tra le altre, sono emerse in questa esperienza: il grande senso di corresponsabilità di tutti, che ha semplificato il lavoro del coordinatore del progetto e alleggerito le responsabilità del Parroco, risolvendo velocemente i piccoli imprevisti e contrattempi grazie alla condivisione e alla pronta disponibilità di tutto il gruppo; l’aver aggregato persone del territorio di entrambe le parrocchie della Comunità, sia frequentanti l’ambito ecclesiale sia non legate alle attività parrocchiali, venute a conoscenza dell’esperienza attraverso il passaparola o gli strumenti social.
Tutti i volontari hanno dato disponibilità a continuare l’avventura il prossimo inverno.

L’esperienza del Rifugio Betlemme è stata unanimemente giudicata coinvolgente, preziosa e ricca di significati, sia per la disponibilità dei volontari, che per l’atteggiamento collaborativo degli ospiti e il rapporto che si è creato con loro nel tempo.

Ha permesso di venire a contatto con una realtà, quella dei senza fissa dimora, a molti sconosciuta, facilmente stereotipata, spesso filtrata da pregiudizi o valutazioni parziali di cui ci si rende veramente conto soltanto accostandola con spirito di prossimità.
Una realtà che ha tratti comuni, ma anche e soprattutto caratteri differenti quanto diverse sono le singole persone che la incarnano, e che, nella nostra valutazione condivisa, colpisce non solo e non tanto per la povertà materiale, quanto per la mancanza di legami parentali e di sostegno significativi.

Siamo grati a chi ha promosso questa esperienza, che ci ha portato a una maggiore consapevolezza umana, a entrare in contatto con persone che prima erano poco più che “ombre” ai margini del nostro campo visivo, mentre ora sono entrate pienamente dentro esso, le riconosciamo per strada, loro conoscono le nostre famiglie, e ci accorgiamo che fanno parte a pieno titolo della società in cui viviamo.

Rimane il desiderio sincero di poter fare di più per queste persone, consapevoli che qualsiasi intervento concreto non si possa improvvisare, lasciandolo solo al buon cuore di qualcuno, ma che sia necessario interfacciarsi con la Caritas diocesana e sollecitare le istituzioni pubbliche come il Comune.
Con la collaborazione di tanti si può fare davvero la differenza!

I volontari della Comunità Pastorale SS. Agostino e Antonino e S. Giuliano in Como

 

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