Oltre 500 profughi ucraini in Valtellina. Monia Copes: «Una comunità che sa accogliere»

21 aprile 2022 – «In Valtellina la mobilitazione per accogliere le persone in fuga dalla guerra in Ucraina è ampia e, nonostante le difficoltà a intercettare tutte le persone singole e i nuclei famigliari giunti finora, radicata capillarmente su tutto il territorio. Gli arrivi finora sono aumentati sensibilmente ed è presumibile che il numero crescerà ancora nelle prossime settimane. L’ultimo dato, che mette in evidenza la situazione attuale, risale a qualche giorno fa ed è stato reso noto dalla Questura di Sondrio: sono oltre 500 le persone finora giunte in Valtellina (complessivamente donne e minori, ma anche tanti nuclei famigliari) e che sono già ospitate da tantissimi privati, da una decina di parrocchie nei vari vicariati e da alcune associazioni. Una grande dimostrazione di solidarietà e di sensibilità delle comunità di tutta la Valle. La Caritas diocesana presente con i suoi 3 operatori sta gestendo direttamente l’accoglienza di oltre 40 persone (di cui 14 nuclei famigliari, 18 donne, 4 uomini e 20 minori), e fornisce anche un supporto a privati ed enti pubblici impegnati in questa difficile emergenza».
Con queste parole l’operatrice della Caritas diocesana, Monia Copes, ci aiuta a fare il punto dell’accoglienza che sta interessando anche questa parte della diocesi. Come sta avvenendo anche nel Comasco e in altre realtà, è difficile dare i numeri precisi delle persone arrivate e già ospitate in famiglie e nelle parrocchie.

«Di ora in ora il quadro tende a cambiare – sottolinea l’operatrice – Anche perché numerose persone (o famiglie) trovano alloggio, ma nel giro di pochi giorni decidono di cambiare, di allontanarsi, perché spesso vengono ospitate da conoscenti o famigliari connazionali, residenti da anni sul territorio valtellinese o in altre realtà. Fortunatamente questa rete è vasta e fitta e permette di aiutare veramente tanti profughi. Che, è giusto evidenziarlo, sono in prevalenza persone istruite, in Ucraina avevano un lavoro e anche una posizione sociale e tendono a muoversi in modo autonomo anche nella nostra realtà. Penso che il loro obiettivo sia tornare al più presto nella loro patria. Hanno una grande capacità di far fronte alle difficoltà di ogni giorno e a questa situazione che ha sconvolto le loro vite».

Puoi fare un quadro più dettagliato dell’accoglienza sul territorio?

«La Caritas diocesana, attraverso il lavoro quotidiano dei suoi tre operatori, sta seguendo direttamente una quarantina di persone (adulti e minori). Ciò sta avvenendo nei vicariati che comprendono Tresivio, Sondrio, Berbenno, Ardenno, Morbegno e Colico. Se vogliamo fare una fotografia in primo piano, segnalo la situazione di Tirano, dove a oggi sono state accolte circa 20 persone, di cui 9 intercettate dal Centro di Ascolto della Caritas. Sono prevalentemente nuclei famigliari presi in gestione direttamente dal Comune, mentre i volontari del Centro di Ascolto danno un supporto per il cibo e le prime necessità».

A Chiavenna e dintorni l’accoglienza è particolarmente impegnativa…

«Certamente. Fino a oggi sono circa 150 i profughi accolti in questa comunità pastorale. Su questo fronte sono impegnati i volontari del Centro di Ascolto e numerosi gruppi di accoglienza sul territorio, che si stanno muovendo in modo autonomo e organizzato».

Quante sono finora le disponibilità abitative?

«Finora una sessantina. In prevalenza alloggi o appartamenti di privati (circa il 60 per cento). Poi, oltre una decina di parrocchie che hanno messo a disposizione locali e alloggi autonomi. Segnalo anche che a Casa di Lidia di Morbegno, la realtà della Fondazione Caritas che si occupa dal 2011 di ospitare persone o famiglie in difficoltà, ha messo a disposizione un appartamento per l’accoglienza temporanea per i casi di emergenza. Una bella risposta della Valtellina e dei valtellinesi di fronte a tanta sofferenza e a richieste di aiuto concreto».

Proprio le parrocchie stanno dando tanta disponibilità su tutto il territorio, così come privati e associazioni…

«A oggi sono attive 13 parrocchie: Talamona, Chiuro a Castionetto, Piateda a Busteggia, Chiavenna con la struttura Suor Maria Laura, Novate, Verceia, Aprica, Lovero, Grosio, Ponchiera, Triangia, Torre S. Maria, Caspoggio. Sono coinvolte nell’accoglienza presso i Cas o in gestione autonoma attraverso il supporto di Caritas. Altre parrocchie, come ad esempio Sondrio, Ardenno e Morbegno sostengono l’accoglienza attraverso i loro volontari che coadiuvano i privati o organizzano iniziative rivolte agli ucraini stessi. Tra le associazioni impegnate, si sono attivate le sedi di Croce Rossa Italiana, la confraternita di San Pietro a Morbegno, il Centro Servizi Volontariato di Sondrio, il Banco Alimentare, Anteas per Sondrio e Tre Valli per Chiavenna e altre ancora entreranno in azione in base alle nuove esigenze. Metto ovviamente in evidenza la grande mobilitazione dei privati – soprattutto famiglie – che hanno dato grande disponibilità all’accoglienza».

Quali sono a oggi le maggiori criticità nell’accoglienza?

«L’accoglienza ha dei tratti che necessitano ancora di un coordinamento lineare e condiviso a vari livelli. La Caritas è impegnata a coniugare al meglio bisogni e risorse e dare risposte il più consone possibili su tutti i fronti: per esempio nell’informazione e nella chiarezza delle pratiche. Altri aspetti che stiamo osservando riguardano direttamente le famiglie ucraine: è necessario approfondire il loro ascolto, affinché vivano e siano partecipi del progetto d’accoglienza. Appaiono infatti smarriti sulle procedure burocratiche da seguire sin dai primi giorni. Da parte nostra ci siamo resi conto di dare per scontate alcune questioni, alcune prassi, quando invece vanno con loro condivise, spiegate e approfondite affinché possano scegliere ed essere parte attiva nell’accoglienza. Sarà necessario anche spiegare loro le diverse modalità d’accoglienza, ad esempio la differenza tra Cas e privati con i diversi tipi di interventi e sostegni. Nelle prossime settimane occorrerebbe organizzare una modalità di lavoro che permetta di accompagnare ospiti ed ospitanti in questa significativa esperienza, prevedendo incontri individuali e riunioni di gruppo, dove il confronto e la collaborazione siano presupposti fondamentali. In particolare si stanno attivando i gruppi di volontari che, al di là dell’accoglienza diretta, si stanno attivando in tutte le comunità. Anche a questo livello è necessario un coordinamento e una condivisione degli intenti».

Rispetto a un mese fa, oggi arrivano in prevalenza donne e minori…

«Tra le famiglie ospitate ci sono principalmente donne e bambini. Al momento non sono segnalati casi di uomini richiamati dal Governo ucraino. Alcuni di loro ci hanno spiegato che quando sono usciti dall’Ucraina lo hanno fatto perché potevano ancora, al confine li hanno fatti passare senza il dubbio di essere richiamati. Alcuni posseggono doppia cittadinanza e quindi hanno avuto il permesso di allontanarsi. Altri ci hanno raccontato che a combattere sono comunque chiamati coloro che hanno una carriera o formazione militare alle spalle. Finora le famiglie che abbiamo incontrato appaiono serene, poiché fuggire in Italia è stata una scelta pensata e organizzata da tempo e a volte non solo per la guerra. È come se avessero previsto tutto questo e siano scappati alle prime avvisaglie del conflitto. In questo senso hanno preparato anche i figli. Molti esprimono di voler ritornare a casa loro, altrettanti però hanno dichiarato di cogliere l’occasione per cercare un lavoro in Italia e ricostruire qui la loro vita. L’ascolto è fondamentale per accompagnarli nelle scelte che vorranno fare».

Come sta andando la parte burocratica?

«È molto lenta la procedura di rilascio dei permessi. La Questura ha ammesso i tempi lunghi dovuti al carico di lavoro che si è sovrapposto a quello precedente. Per tutti gli altri aspetti sembra che le procedure siano veloci, entro la prima settimana le famiglie ucraine sono visitate dal punto di vista sanitario e ottengono la possibilità di avere assistenza medica. Invece, molti aspetti, come l’inserimento a scuola e la ricerca di lavoro, sono legati al rilascio del permesso. I vari Enti collaborano e si danno vicendevolmente indicazione affinché le procedure possano essere fatte in maniera agile e snella. Sul fronte dell’informazione stiamo prendendo in considerazione il poter realizzare, con la collaborazione dei volontari e degli enti predisposti, incontri per spiegare a tutti la parte burocratica con le sue procedure».

Com’è organizzata la quotidianità nelle parrocchie?

«Le parrocchie coinvolte direttamente o indirettamente dall’accoglienza si stanno attivando per informare e sensibilizzare i parrocchiani, per creare laddove ci sono accolti spazi e tempi di svago e/o incontro per favorire l’integrazione e ancor più la vicinanza. Alcune parrocchie hanno organizzato una raccolta fondi, al fine di sostenere in maniera autonoma le diverse necessità, anche e soprattutto per un’azione generativa per la stessa comunità che “si prende cura…”».

Cosa vorresti sottolineare ancora di questa nuova esperienza di accoglienza sul territorio?

«È un’occasione importante sotto diversi punti di vista. Conoscere una cultura nuova, purtroppo attraverso la sofferenza ma comunque nuova, che ci apre i confini, gli orizzonti, amplia le nostre conoscenze e ci fa comprendere l’importanza dei rapporti veri che vanno al di là delle mere informazioni. Stiamo incontrando storie di vita diverse dentro un’unica storia che in questo momento è quella della guerra. Una storia terribile che porta in sé esperienze di persone e di famiglie con il coraggio di riprovare a riconquistare il proprio tempo e il proprio spazio anche attraverso il nostro accompagnamento. Inoltre, riscoprire la bellezza delle nostre comunità, fatta di talenti da esprimere e capacità di farsi prossimo, attraverso vie che non eravamo più capaci di cogliere: si pensi alle numerose accoglienze avvenute grazie alla disponibilità di privati senza che nessuno lo chiedesse. Davvero lo Spirito agisce ovunque! Avere il coraggio di riprendere la riflessione su cosa significa accoglienza, cosa significa “farsi prossimo” come Gesù ci ha insegnato e non come noi pensiamo che sia».

 

AGGIORNAMENTO DATI DELL’ACCOGLIENZA
COORDINATA DALLA CARITAS AL 10 MAGGIO 2022


500
persone accolte complessivamente sul territorio valtellinese;
87 persone “in carico” a Caritas, di cui 2 maggiorenni sole; 40 under 18; 3 minori non accompagnati;
35 nuclei famigliari accolti in risorse alloggiative; da parenti/amici ucraini; da privati (singoli o famiglie). Le strutture sono in appartamenti, parrocchie e famiglie.

 

TUTTE LE INFORMAZIONI SULL’EMERGENZA UCRAINA