“Progetto Betlemme”, il volontario Ciro: «Guardiamo con occhi diversi i senzatetto»

14 marzo 2022 – Il “Progetto Betlemme”, l’accoglienza notturna temporanea per i senza dimora diffusa in alcune comunità parrocchiali della città di Como e comuni limitrofi, si è consolidata e ha offerto nei mesi freddi invernali un letto caldo a 16 persone in 7 località.
Il “Progetto Betlemme” è stato lanciato dalla Caritas diocesana di Como e, in particolare, dal servizio Porta Aperta sin dal 2020, al fine di ampliare l’offerta dei dormitori e delle strutture già esistenti nel periodo dell’Emergenza Freddo.
L’accoglienza vede tuttora coinvolti oltre 170 volontari che, alternandosi tutti i giorni (alla sera e al mattino), permettono l’apertura e la chiusura dei locali organizzati per il riposo notturno.

Pubblichiamo di seguito la testimonianza di Ciro, volontario della Comunità pastorale Tavernerio-Solzago-Ponzate

«Guardiamo con occhi diversi i senzatetto che si riscaldano sotto un cartone»

Su proposta della Caritas diocesana, durante i mesi freddi vengono ospitati uno o più senzatetto nelle ore notturne nei locali messi a disposizione in alcune parrocchie. Un numeroso gruppo di volontari, a turno, accoglie la sera e saluta al mattino l’ospite. Altri si preoccupano del cambio biancheria, del necessario per la colazione e di altre necessità fisiche e psicologiche.

Io ho deciso di essere disponibile nella mia realtà di Tavernerio e accolgo il nostro ospite una volta alla settimana nei locali della parrocchia. Tramite le quattro chiacchiere che facciamo nei nostri periodici incontri, ho compreso che il nostro ospite non è un “senza fissa dimora” per scelta. Dice che era un operaio specializzato, con regolare contratto e permesso di soggiorno. Purtroppo qualche anno fa la fabbrica dove lavorava ha chiuso e di conseguenza non è riuscito ad avere il rinnovo del permesso di soggiorno. Così è stato costretto a vivere per strada. Ora non riesce a trovare un lavoro regolare perché non ha il permesso di soggiorno e non può richiedere il permesso di soggiorno perché non ha un lavoro.
Sarebbe bello trovare il modo di farlo uscire da questo circolo vizioso.
Io non ho la soluzione in tasca.
Sarebbe un grosso salto di qualità se, guardandoci intorno, interpellando amici, parenti, conoscenti e con il passaparola, riuscissimo a sbloccare questa situazione, individuando un datore di lavoro che ha bisogno di un operaio. Purtroppo la legge attuale non lo permette.
Anche quest’anno alcune organizzazioni dei datori di lavoro hanno chiesto che centomila extracomunitari siano autorizzati a venire in Italia per lavori stagionali da impiegare nell’agricoltura, nel settore dell’autotrasporto merci per conto terzi, turistico alberghiero e nell’edilizia.
Con il DPCM del 21 dicembre 2021 è stato autorizzato, anche quest’anno, l’ingresso in Italia per motivi di lavoro di 69.700 cittadini extracomunitari (il cosiddetto “decreto flussi”).
Una conseguenza di ciò è che una parte di costoro, scaduto il contratto, ogni anno, non torni in patria per necessità o scelta, entrando prima o poi in quel circolo vizioso come i nostri ospiti.
A conti fatti, costoro rappresentano un numero maggiore di coloro che sono arrivati nel nostro Paese con i barconi.
Sicuramente il Progetto Betlemme rappresenta un grosso aiuto per i senza fissa dimora che è stato possibile ospitare. Ma esso rappresenta anche una indimenticabile esperienza formativa per i gruppi di volontari che hanno deciso di dedicare il loro tempo a questa esperienza e a queste persone.
Adesso tutti noi guardiamo con occhio diverso i senzatetto che dimorano sotto i portici dell’ex chiesa di San Francesco a Como.
Complimenti alla Caritas per la bella iniziativa intrapresa a livello diocesano e ai parroci che hanno aderito al progetto mettendo a disposizione i locali. E anche il nostro grazie al diacono Beppe Menafra che riesce a promuovere e coordinare – anche con l’aiuto di tante altre persone di “buona volontà” – le realtà che si sono attivate in diocesi. Spero di interpretare il pensiero di tutti i volontari ringraziandolo per averci permesso di fare un salto qualitativo – sociale e spirituale – vivendo questa importante esperienza.

Ciro, volontario a Tavernerio

 

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