L’appello ai volontari e a chi governa la città

1 ottobre 2017 – Di fronte al disagio e alla grave emarginazione non possiamo mai abbassare la guardia.

Ciò vale soprattutto in questi ultimi mesi, caratterizzati da un aumento considerevole di persone senza dimora in città di Como. Sono uomini (molti minorenni non accompagnati), donne, intere famiglie. Sono comaschi (circa 250), ma anche tanti migranti (circa 150) che sono definitivamente usciti dai Cas (Centri di accoglienza straordinaria) operanti sul territorio, oppure che giungono a Como con l’intenzione di proseguire il loro tormentato viaggio verso il Nord Europa attraverso la Svizzera.

Numeri impressionanti.

Queste persone ogni giorno chiedono aiuto e la Caritas – attraverso i suoi servizi, i suoi operatori e tanti volontari – è sempre in prima linea per garantire ascolto, accoglienza e offrire gesti concreti di solidarietà.

A tal proposito, proprio in questi ultimi giorni si è cercato di fare un ulteriore passo in avanti per organizzare meglio la gestione del servizio mensa mattutino che è attivo sette giorni su sette nella piazzetta di San Rocco di fronte alla struttura dell’oratorio. Così la distribuzione delle colazioni avverrà anche in ampi locali – con cucina e servizi igienici – messi a disposizione della parrocchia di San Giuseppe.

Proprio a questo proposito, la Caritas lancia un appello per “arruolare” nuovi volontari che possano garantire una presenza costante nei due luoghi di distribuzione. Ma non solo.

Il nostro auspicio è che presto giunga nuovo aiuto anche per gli altri servizi sul territorio, replicando un impegno virtuoso e duraturo nel tempo. Mi riferisco al Centro diurno, che amplierà gli orari di accesso agli sportelli), al dormitorio di via Napoleona e alla mensa diurna di via Lambertenghi a Como. Non ultimo anche il Campo governativo Cri di via Regina avrebbe bisogno dell’apporto di nuovi volontari soprattutto per la distribuzione dei pasti a mezzogiorno e alla sera.

Sono certo che questo appello non cadrà nel vuoto.

Tante persone di “buona volontà”, giovani e meno giovani, sono pronti a dare una mano (e in questi giorni già stanno arrivando le prime adesioni).

Per questo motivo Caritas si mobilita per sensibilizzare e “intercettare” nuovi volontari.

Tuttavia questo lavoro non sempre è facile o scontato. Mi permetto di dire, infatti, che ancora troppo spesso manca il sostegno delle istituzioni.

Sembra quasi che non ci sia piena consapevolezza della dimensione del disagio.

Eppure, non è più possibile lasciare esclusivamente alla comunità ecclesiale il compito di fare supplenza alle carenze o al disinteresse “interessato” di altri.

Serve quindi un rapido “cambio di rotta” della politica e una presa di coscienza di chi governa la città.

I problemi delle persone non si risolvono con le ideologie, con i diktat, ponendo limiti, innalzando muri, alimentando paure.

No, così non va bene.

Auspico, quindi, che si apra finalmente un dialogo costruttivo e si possa intraprendere subito un percorso di vicinanza e di condivisione sia delle fatiche ma anche dei tanti risultati positivi che finora hanno costellato il lavoro di accoglienza nelle nostre comunità.

Impegnamoci tutti a fare più bella e vivibile la nostra città.

Con atteggiamenti e sensibilità nuove.

Con lungimiranza.

Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana di Como