Senza dimora: la chiusura dei dormitori invernali momento chiave per pensare al futuro

10 giugno 2020 – L’8 giugno scorso si sono chiusi i dormitori invernali che anche quest’anno hanno permesso di affrontare l’“Emergenza Freddo” nei mesi invernali in città di Como e anche l’accoglienza dei senza dimora in questi ultimi mesi difficili caratterizzati da un’altra grave emergenza, quella del Coronavirus. Un impegno importante e gravoso, portato avanti con costanza e determinazione dalla Caritas diocesana di Como, grazie all’impegno di tanti operatori e volontari.

Ora che il servizio organizzato in via Sirtori ha chiuso i battenti resta il problema di come la città possa dare una risposta alle persone che d’ora in avanti dormiranno all’aperto e, soprattutto, tornerà alla ribalta il tema di trovare una nuova struttura in città, un tema che ha registrato nel tempo tanti proclami da parte dell’amministrazione pubblica, ma che non ha mai trovato concrete proposte attuative.

Nel frattempo – senza rivendicare nulla – Caritas ha sempre fatto il suo dovere, fedele alla sua mission e al suo carisma. Purtroppo, protrarre il servizio – come auspicato dal Comune e non solo – fino al 31 agosto non era possibile e la stessa Caritas lo ha ribadito in modo chiaro. Così, passata la tensione e lasciate da parte accuse e arrabbiature, il direttore della Caritas diocesana di Como, Roberto Bernasconi, ha voluto mettere un punto e guardare avanti: «Quanto vissuto in questa settimana e le immagini delle persone che sono tornare ad abitare in strada dopo la chiusura dei dormitori invernali, ci dicono ancora una volta che la grave emarginazione è strutturale nella nostra città, dunque o facciamo dei discorsi strutturali per uscirne insieme o vivremo sempre nell’emergenza». Ovviamente, il riferimento è alla chiusura dei dormitori invernali di via Sirtori – la vecchia palestra e la tensostruttura per un totale di 70 ospiti – di cui la Caritas diocesana si è fatta carico da sola durante il lockdown, dopo il periodo invernale che avrebbe dovuto chiudersi tradizionalmente ad aprile. Uno sforzo intenso che ha messo alla prova, non solo gli ospiti, stretti in uno spazio pensato per altre finalità (la semplice accoglienza notturna), ma anche gli stessi operatori.

La dichiarazione integrale di Roberto Bernasconi – a firma del giornalista Michele Luppi – è in una ricca pagina de “il Settimanale della Diocesi di Como” di giovedì 11 giugno, nella quale è anche riportata la toccante e istruttiva testimonianza di Rossano Breda, operatore della Caritas diocesana, che racconta la sua personale esperienza “propositiva” e di “gestione” – come ha sottolineato – nella struttura di via Sirtori nata per l’inverno (e l’accoglienza notturna) che successivamente, nei mesi di aprile e maggio, si è trasformata in un dormitorio per circa 70 persone aperto 24 ore al giorno.

 

Leggi e scarica la pagina del “Settimanale” dell’11 giugno 2020