Caritas Como e Caritas Ticino: formarsi insieme sull’enciclica Laudato Si’

Nel solco dell’amicizia e della collaborazione che da alcuni anni si stanno consolidando fra le diocesi di Como e Lugano – attraverso il dialogo e la condivisione di esperienze di Caritas Como e Caritas Ticino – dopo il grande convegno del febbraio 2019 sul tema dei confini, in questo inizio 2020 le due realtà hanno vissuto, lo scorso 18 gennaio, una giornata di approfondimento sull’enciclica di papa Francesco “Laudato si’”.

A guidare la cinquantina di partecipanti, riuniti nel Mendrisiotto, nel contesto della “Comunità francescana di Betania” a Rovio, il professor Michelangelo Tagliaferri, sociologo, esperto di comunicazione e marketing a livello internazionale, fondatore e anima dell’Accademia della Comunicazione di Milano.

A margine dell’incontro di Rovio abbiamo rivolto alcune domande al direttore della Caritas diocesana di Como, Roberto Bernasconi.

Direttore, com’è andato questo primo incontro di formazione congiunto tra Caritas Ticino e Caritas Como?
«Credo che il giudizio sia fondamentalmente positivo almeno per due ordine di motivi. Prima di tutto perché dimostra come questo rapporto di amicizia, nato tra le due Caritas, si stia consolidando a tal punto da allargarsi anche ad altre realtà che sono state coinvolte per la prima volta: penso alle Acli, sul fronte comasco, e alla Conferenza missionaria della Svizzera italiana. Vi è poi il giudizio sull’incontro e sull’intervento del professor Tagliaferri che è stato senza dubbio molto positivo. È stato capace, partendo da esperienze quotidiane, di tradurre in concreto i principi espressi nella Laudato Si’».

Come avete deciso di concentrarvi su questo tema?
«Come Caritas di Como siamo sempre più impegnati in varie forme di aiuto materiale, ma a volte corriamo il rischio di chiuderci, di portare avanti tutto questo da soli. L’approfondimento di temi come questi, l’allargare gli orizzonti di senso, a partire dal magistero di Papa Francesco, ci permette invece di riscoprire l’importanza di essere testimoni profetici all’interno delle nostre comunità ecclesiali. Questo ti permette di passare dalla pura operatività ad una più ampia e necessaria riflessione sulla giustizia sociale».

Da qui la scelta delle due Caritas di rinnovare il proprio ruolo anche sul fronte di un nuovo pensiero…
«Certamente, ma senza perdere il ruolo del fare perché le due cose vanno insieme, di pari passo. Restare in contatto con la gente, capirne i bisogni, materiali e non, resta fondamentale per vivere pienamente l’esperienza della carità. Parallelamente deve partire un passo ulteriore che è quello di dare un senso a quello che stai facendo, far diventare viva una Parola che tante volte lasciamo all’ultimo posto o releghiamo in uno spazio ideale, un po’ fuori dal tempo».

Avete già stabilito quale potrà essere il prossimo passo di questo cammino comune?
«Sicuramente continueremo a proporre occasioni di incontro e di formazione comune, ma non abbiamo ancora deciso su quali temi. Per il prossimo anno stiamo inoltre lavorando ad un progetto congiunto che riguarda i giovani…».

Ci puoi anticipare qualcosa?
«Ci piacerebbe creare, durante l’estate, delle occasioni di incontro tra i nostri giovani, magari proponendo la partecipazione di giovani italiani ai campi organizzati da Caritas Ticino e, viceversa, la partecipazione di ragazzi svizzeri alle attività estive promosse in Italia. Credo possano essere occasioni importanti perché, pur vivendo fianco a fianco, siamo il frutto di due società profondamente diverse».

Rigraziamo Caritas Ticino per le fotografie, Enrica Lattanzi e il Settimanale della Diocesi per il racconto della giornata che potete leggere cliccando qui