Porta Aperta e Centro di Ascolto: il «grazie» della città di Como

«Grazie». È la parola che più di ogni altra è stata pronunciata, sabato 5 ottobre, dalle persone che si sono succedute sul palco della Biblioteca comunale di Como nell’incontro pubblico organizzato per ricordare i 20 anni di Porta Aperta e Centro di Ascolto, i servizi della Caritas diocesana operativi nella città di Como dal lontano 1999 per far fronte alla grave marginalità e ai casi di grave povertà presenti nel capoluogo comasco.

Un «grazie» rivolto soprattutto agli operatori e ai numerosissimi volontari che in questi due decenni hanno operato con dedizione, professionalità e generosità e fatto crescere due realtà divenute indispensabili sul territorio.

«La città di Como vi è riconoscente. Personalmente vi ammiro perché credete in ciò che fate. Il volontariato è vita, un tesoro da non disperdere. Le vostre scelte di vita sono di grande profilo. Siate contagiosi e datemi sempre la possibilità di aiutarvi».

Parole non di circostanza, pronunciate dal sindaco di Como, Mario Landriscina, in apertura dell’incontro. Con il primo cittadino, sul palco, il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi; il presidente della Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio, Mario Luppi; il vicario generale della Diocesi, don Renato Lanzetti.

«Porta Aperta e Centro di Ascolto, con i loro operatori e volontari, in questi lunghi anni hanno sparso il buon seme della Parola di Dio e della cultura cristiana. Nella nostra città – ha detto Roberto Bernasconi – convivono, spesso con difficoltà, diversi “mondi”, ma ricordiamoci che la diversità può diventare vera ricchezza se accolta e condivisa. Il mio auspicio è che tanti nuovi volontari sappiano avvicinarsi con generosità a questi servizi, mettendo da parte paure e pregiudizi».

«La Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio – ha ricordato Mario Luppi – è nata nel 2001 per essere strumento giuridico e operativo al fianco di Caritas. Oggi ricordiamo 20 anni di intenso lavoro, ma abbiamo davanti ancora tante sfide. Il mio grazie di cuore ai direttori che si sono susseguiti in questi anni, a partire dal fondatore don Battista Galli e a don Daniele Denti, ai vescovi che hanno sempre creduto in noi e, ovviamente, ai nostri 28 operatori e agli oltre 200 volontari, senza contare quelli impegnati nelle parrocchie dell’intera Diocesi».

La Caritas è espressione della Chiesa di Como e don Renato Lanzetti ha voluto manifestare gratitudine a nome del vescovo e personale: «In Caritas in questi 20 anni le parole del Vangelo sono diventate fatti concreti: gesti di accoglienza, attenzione, aiuto. La fedeltà, la perseveranza e la capacità di affrontare situazioni sempre nuove hanno caratterizzato da sempre il vostro lavoro».

La giornata in Biblioteca è proseguita con gli interventi di Beppe Menafra, referente e coordinatore di Porta Aperta, e di Simone Digregorio, coordinatore del Centro di Ascolto. Con l’aiuto di grafici i due operatori Caritas hanno messo in evidenza alcuni numeri di questi 20 anni di lavoro e hanno specificato la mission dei loro servizi.

«Dalla sua apertura a oggi – ha sottolineato Beppe Menafra – Porta Aperta ha accolto oltre 18mila persone. Il dato aggiornato di quest’anno mette in evidenza il trend degli ultimi anni: ad oggi siamo a quota 1.069 persone accolte. Il 16% è rappresentato da italiani e il resto da persone di ben 69 nazioni estere. Il nostro servizio si fonda su tre pilastri: il lavoro d’équipe, la costante formazione di operatori e volontari e la collaborazione in rete con gli altri servizi del territorio. Proprio a questo proposito voglio ricordare la ricchezza di queste interazioni che si sono moltiplicate soprattutto negli ultimi 10 anni: dal Centro diurno Caritas ai dormitori, dal coordinamento “Emergenza freddo” all’ “Unità di Strada”, dal progetto Housing first alle mense cittadine. Porta Aperta collabora oggi con ben 35 enti sul territorio e in stretta collaborazione con il Comune di Como. Il nostro lavoro, che negli ultimi anni si è intensificato anche a causa della crescente presenza di immigrati, è comunque importante: aiutiamo persone ognuna con una storia diversa. Ma attenzione: nessuno sceglie di vivere in strada. E le cause sono le più disparate: dalla solitudine al disagio psichico, dalle dipendenze da alcol a quelle da gioco, dalla perdita del lavoro a gravi problemi economici causati da separazioni… e l’elenco potrebbe continuare».

Simone Digregorio, dal canto suo, ha messo in evidenza la peculiarità del suo servizio.  «Il nostro obiettivo – ha affermato – è mettere al centro la persona e il primato dell’ascolto. Questo criterio ci permette di dare senso al nostro lavoro che non è fornire semplicemente un sostegno di beni e servizi materiali, ma capire le cause del bisogno e accompagnare la persona lungo un cammino di consapevolezza e di “riconquista” della dignità perduta. Dal 1999 a oggi i numeri sono in continua crescita. Complessivamente in 20 anni hanno varcato la soglia del nostro servizio circa 3mila persone. Se fino al 2008 ogni anno gli accessi erano tra i 200 e i 250, dal 2012 al 2015 si sono toccati picchi di 400-500 persone. Numeri altissimi che ovviamente hanno rischiato di mettere in crisi lo stesso servizio. Nel 2018 (ultimo dato disponibile, ndr)abbiamo incontrato 291 persone e fatto complessivamente 619 colloqui».
«Guardiamo al futuro con fiducia – ha concluso Digregorio – ma vorrei sottolineare che è indispensabile rafforzare il lavoro di rete con le numerose espressioni di carità sul territorio, i Servizi sociali. Le stesse parrocchie hanno un ruolo fondamentale ed è indispensabile il loro coinvolgimento nella presa in carico delle persone in difficoltà».

Sono salite poi sul palco due volontarie – Wanda Marchesotti e Ambrogina Ghidini -, in rappresentanza delle tante donne senza le quali i servizi non avrebbero mai potuto essere quello che sono. Al loro fianco, altre due donne, Fadime e Maria, che hanno raccontato quanto l’accompagnamento e l’aiuto da parte di Porta Aperta e del Centro di Ascolto sia stato fondamentale nel loro percorso di vita.

A chiudere, questo inteso pomeriggio, è stato il direttore della Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio, Massimiliano Cossa, che ha ribadito la scelta profetica dei fondatori: «Se vent’anni dopo la nascita i servizi sono ancora attivi e in salute significa che la scelta alla loro origine era azzeccata». Cossa ha però invitato a non abbassare la guardia perché, di fronte a numeri importanti, come quelli presentati, «servono senza dubbio forze nuove». Da qui l’appello per trovare nuovi volontari che possono garantire il prosieguo di questa lunga storia di carità.

20 anni di Porta Aperta e Centro di Ascolto: la nuova pubblicazione della Caritas diocesana